[ANTEPRIMA] Cinema e globalizzazione – Il libro: estratti, seconda parte

In accordo con l’Autore e con l’Editore, pubblichiamo in anteprima assoluta per i lettori di Filosofia in movimento alcuni estratti tratti dal volume Cinema e globalizzazione: costruire la democrazia, di Giorgio De Vincenti (d’imminente uscita per le Edizioni Kappabit). Questi estratti esemplificano per i lettori i contenuti del libro, in particolare il rapporto tra i film e i loro contesti (per rendere agevole la lettura, sono indicati i capitoli di provenienza ma non i tagli apportati).

DAL CAP. 1 - LO SVILUPPO CINESE E IL QUADRO ORIENTALE

Repubblica Popolare Cinese. Dall’inizio di questo secolo si moltiplicano i film – spesso girati a bassissimo costo e in digitale – di giovani registi che da un lato ripensano criticamente il passato maoista e dall’altro guardano senza veli alle disuguaglianze e alle antinomie che accompagnano il miracolo economico cinese. E’ la cosiddetta d-generation (d sta appunto per digitale), le cui opere sono per lo più proibite in patria e visibili, non senza difficoltà, sul Web.

Sono autori nati intorno al 1970, attivissimi sul piano antropologico e di interrogazione dei processi oggi in atto nel loro Paese, e caratterizzati da uno spiccato interesse documentaristico.

DAL CAP. 2 - HOLLYWOOD NUDA E VITALITÀ DEGLI “INDIPENDENTI”

Nel 1987 la West And Games, editore specializzato in wargame e giochi di ruolo, con la collaborazione della Lucasfilm diede inizio alla raccolta e organizzazione dei materiali d’archivio prodotti per i film di Guerre Stellari, allo scopo di farne un videogioco, e stimolò la produzione di una quantità di materiali coordinati tra loro. Si tratta, assieme a quello di Star Trek, del più importante esempio attuale di “Universo espanso”, cioè dell’“espansione” di un media franchise attraverso altri media.

DAL CAP. 3 - IL CINEMA NEL CUORE DELLA GUERRA

Il cinema, di reportage (anche televisivo), documentario e finzionale, nelle sue espressioni più libere è il mezzo di comunicazione che meglio permette di conoscere le reali dinamiche di quanto sta accadendo. Accanto al cinema, in questi ultimi anni un’operazione “di verità” è svolta da libri che riportano studi e testimonianze di storici e giornalisti al tempo stesso imparziali e appassionati. E il giornalismo, compreso il reportage televisivo, conta un numero impressionante di veri “martiri” della verità, tra cui non poche donne, anche italiane (cinque nomi per tutte: Ilaria Alpi, uccisa trentatreenne in Somalia nel 1994; Maria Grazia Cutuli, uccisa trentanovenne in Afghanistan nel 2001; Anna Politkovskaja, uccisa quarantottenne a Mosca nel 2006; Daphne Caruana Galizia, uccisa cinquantatreenne a Malta nel 2017; Victoria Marinova, assassinata trentenne in Bulgaria nel 2018; cui vanno aggiunti almeno i nomi di Miran Hrovatin, l’operatore che accompagnava Ilaria Alpi, e di Ján Kruciak, assassinato con la sua fidanzata in Slovacchia nel 2018), a conferma di quanto sia indesiderato, in certi ambienti del potere, che si mostrino all’opinione pubblica le cause reali dei conflitti: in molti casi si tratta di veri e propri “delitti di Stato”.

DAL CAP. 4 - LE CULLE DELL’ODIO: ARABIA SAUDITA E IRAN

Alla pena di morte prevista da parte di questi Stati – i più grandi e importanti del mondo islamico, insieme con l’Egitto e la Turchia – si devono aggiungere le “esecuzioni” messe in atto in varie parti del mondo dalle organizzazioni e dai gruppi terroristici che si richiamano al jihad nella versione radicale che ne dà il “fondamentalismo islamico” vigente in forme diverse sia nell’Arabia Saudita sunnita sia nell’Iran sciita. Tra i tanti esempi di questi omicidi vi è il caso del regista olandese Theo Van Gogh, che nel 2004 fu ucciso ad Amsterdam da un esponente del Gruppo Hofstad, organizzazione terrorista islamista, per aver realizzato il cortometraggio di 10’ Submission in cui raccontava delle violenze subite in famiglia dalle donne musulmane. Il film, sceneggiato dalla somala naturalizzata olandese Ayaan Hirsi Ali, nota scrittrice e politica impegnata per i diritti umani, aveva originato una fatwa contro il regista (e contro la stessa sceneggiatrice) e l’assassino l’aveva eseguita esplodendo contro di lui diversi colpi di pistola e tagliandogli la gola. Ayaan Hirsi Ali, che oggi risiede negli Stati Uniti, ha vissuto ancora diversi anni in Olanda sotto scorta; il film è stato ritirato dalla distribuzione per opera del produttore, anche lui minacciato di morte.

DAL CAP. 5 - IL CINEMA E I NUOVI EQUILIBRI NEL NORD-AFRICA ISLAMIZZATO

Da notare che l’Italia è, tra i Paesi europei, quello che nel 2017 ha maggiormente richiamato la necessità di investimenti per un autentico sviluppo, non neo-coloniale, dell’Africa subsahariana; e ha esortato gli altri Paesi della UE a seguire un analogo comportamento orientato a un reale “sviluppo dell’Africa” negli accordi del 5° Vertice Unione Africana – UE che si è tenuto ad Abidjan in Costa d’Avorio, con sessanta leader europei e africani e novanta delegazioni alla fine di novembre 2017.

DAL CAP. 6 - L’EUROPA DI FRONTE AL MEDITERRANEO E L’EST-EUROPA

È una prova ulteriore della contraddizione in cui è preso quel liberismo neo-capitalista della globalizzazione che vanta l’“esportazione della democrazia nel mondo”: è interesse del “progresso economico neo-liberista” che ci sia instabilità politica in determinate aree del pianeta (compresa la Corea del Nord), e meglio ancora che ci sia guerra. (…) Una conferma dell’esattezza di queste osservazioni sono i due tentativi – di Obama prima e di Trump poi – di operare la distensione con la Russia, che lo “Stato profondo”, cioè gli “apparati” che gestiscono il vero potere negli Usa, ha impedito e sta tuttora impedendo.