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La popolocrazia e l’ossimoro di un populismo di sinistra

Pochi sono i concetti politici che, al pari della locuzione di populismo, sono al tempo stesso ricusati come schemi-contenitori fluidi e multiuso (da molti studiosi giudicati persino tendenziosi nella loro formulazione), e nondimeno vengono utilizzati come insurrogabili strumenti di indagine. Accanto a una copertura elastica, che abbraccia ogni fenomeno politico in apparenza eccentrico, il termine ha assunto una valenza assiologica, prevalentemente negativa. In molti casi rinvia ad una etero-definizione il cui intento è di norma quello di criticare, stigmatizzare gli altri indirizzi e movimenti in nome di una forma politica ritenuta altrimenti minata. Come ogni studio politico dedicato al populismo, anche quello di Ilvo Diamanti e Marc Lazar1 contiene una dimensione analitico-descrittiva e una apertura verso asserzioni di carattere più valutativo. Sul piano empirico-descrittivo, la questione definitoria del populismo rimane irrisolta e anzi pare in gran parte complicata dalla trama eterogenea costituita dalla multiforme fenomenologia di atteggiamenti, stili, comportamenti credenze classificate come populiste

Dalla lotta di classe alla class action: una sinistra per il 21° secolo

Il declino della sinistra non ha bisogno di illustrazioni, il suo rilancio sì. La letteratura sul primo è immensa, le idee per il secondo scarseggiano. Quindi conviene accennare qualcosa sul declino e concentrare l’attenzione sul rilancio. Sul declino mi limito a citare un fattore sociale, oggettivo ed uno soggettivo, legato agli errori della sinistra democratica.  Il fattore oggettivo è la frammentazione della base sociale della sinistra nel tardo 20° secolo. Innovazione tecnologica, delocalizzazione, migrazioni hanno dissolto le solidarietà “di classe” che un tempo formavano la base sociale della sinistra. Il fattore soggettivo è aver creduto – da parte della sinistra riformista dei Clinton e dei Blair – alla narrazione neoliberal, riconducibile a Reagan e Thatcher, del trickle down e aver pensato che finanziarizzazione dell’economia e mercati globali disancorati da ogni territorio potessero essere addomesticati in ultima analisi a vantaggio anche dei più svantaggiati

Politica, etica, autenticità

Sinistra e politica sono termini quasi sovrapponibili. Se rivolgiamo il nostro sguardo alla storia d’Europa, le forze della sinistra progressista sono sempre state caratterizzate da un’istanza di allargamento dei diritti politici, e al tempo stesso di valorizzazione delle istanze stesse della partecipazione democratica sulle esigenze di controllo sociale pretese dalla struttura economica dominante. La sinistra è dunque sempre stata interprete di un diverso bilanciamento, nell’antagonismo tra amministrazione proprietaria e partecipazione democratica, a vantaggio di questa. Ciò non vuol dire che la sinistra abbia inteso esprimere posizioni antieconomiche o extraeconomiche. Oggi il riformismo è l’idea stessa di amministrazione, finalizzata alla conservazione, dello sviluppo liberista, che in certe fasi è richiamato a correggere alcune sue storture. Ma il meccanismo implicito al capitale, e con esso il quadro assiologico che ne deriva, è tenuto vivo.

Il fondamento etico

Non esiste un’idea di cambiamento sociale che non abbia provato a esplicitare la propria – talvolta completamente implicita – struttura categoriale. L’ideologia politica non è solo il risultato di un’analisi dei rapporti sociali, generato da ponderate letture storiche ed economiche. La teoria politica che accompagna l’azione riposa su una visione dell’uomo, della natura e del senso dell’essere, più o meno emersa. L’ideale socialista, più d’ogni altra visione/azione nel teatro politico mondiale, ha cercato e cerca, in maniera tormentata, un quadro sistematico (sia esso materialistico o provvidenzialistico) in grado di irrobustire le ragioni dell’azione politica. Ma come la citazione tolstojana bene evidenzia, nella storia del socialismo il problema fondazionale, su cui tornerò in seguito, si intreccia in modo non sempre coerente con la ricerca di un orizzonte etico-sociale, ereditato in parte dalla tradizione culturale cristiana

I conformisti dei nostri tempi: sul modo d’essere e di vivere della maggioranza

In un universo culturale in cui tutti cercano di distinguersi, di apparire diversi, unici e originali esistono ancora i conformisti? Sì, e in gran quantità dato che costituiscono la maggioranza degli appartenenti a ogni società, compresa la nostra. Le società cosiddette avanzate però sono estremamente complesse, pertanto su un tema come il conformismo le risposte non possono limitarsi a secche alternative. Occorre ragionare, argomentare basandosi essenzialmente sull’osservazione diretta della vita quotidiana, un’osservazione che mi ha portato a dirigere lo sguardo sociologico sulle persone che frequentano quei luoghi più di recente diventati parte rilevante del sociale, fino ad assumere loro stessi un significato simbolico, non tanto utilitaristico quanto identitario: dal mercato rionale all’aeroporto, dalle boutique ai centri commerciali, dagli studenti dell’università ai circoli del tennis, dalle palestre ai centri estetici, dai luoghi della movida alle spiagge.

Una politica riformista oggi

Nel titolo di questa breve riflessione vi è un chiaro riferimento al Riformismo, corrente politica e di pensiero che la storia ci ha trasferito densa di speranze tese al miglioramento graduale della società con particolare riguardo della classe lavoratrice. La corrente di riferimento, è quella che nel novecento ha visto quali uomini di punta: Turati, Treves, Matteotti, Salvemini, Carlo Rosselli. Corrente di pensiero politico, la cui cifra preponderante è stata la formazione di società che hanno visto coniugare, in armoniosa sintesi, il walfare e l’economia di mercato e che hanno prodotto notevole sviluppo sotto il profilo economico e sociale.

Programma prima sessione

4 Giugno 2018  
Il declino della Sinistra
ore 15:30    

Via della Dogana vecchia 5 – 00186 Roma                                                                                                                                                                                                                            

Il cittadino lavoratore e lo Stato costituzionale

Il principio giuridico di solidarietà non è espressione di beneficenza o assistenza: riguarda la condizione di un gruppo in cui quelli che prestano solidarietà e quelli che ne beneficiano hanno ruoli reversibili e interscambiabili e la loro relazione non è diretta ma mediata dalle istituzioni. Questo modo di intendere la cittadinanza rende ognuno potenzialmente responsabile della soddisfazione dei bisogni altrui e aperto verso la società: recepirlo comporta affermare il primato della politica (e del diritto) sull’economia.

LA DIMENSIONE FILOSOFICA DEL MEDITERRANEO

In questo documento il filosofo tunisino Fathi Triki introduce un quadro preliminare delle modalità di circolazione e di migrazione delle idee filosofiche nel Mediterraneo. Una filosofia mediterranea, una filosofia del mediterraneo. La mediterraneità è un atteggiamento intelligente che è capace di mettersi all’ascolto degli straordinari sconvolgimenti delle civiltà che hanno potuto attraversare questo mare. Atteggiamento volontario di lotta contro ogni chiusura, contro ogni forma di distruzione dei valori che hanno segnato questa regione.
Rispetto all’Atlantico, si è spesso affermato che il nostro mare è un lago quasi chiuso. Certo, ma è proprio questo che ha permesso una forte circolazione di idee e di oggetti, la creazione di diverse civiltà interattive, di comunicazioni di ogni genere come i dialoghi, i conflitti o le guerre.

Diversamente uguali. Noi, gli altri, il Mondo: una considerazione preliminare

Questo è un saggio introduttivo, già pubblicata come prefazione al libro di Alessandro Bertirotti pubblicato per le edizioni Paoline. Questo testo è scritto da Edda Bresciani, professore Emeritus di Egittologia Università di Pisa Accademia dei Lincei. Un saggio breve pensato per avvicinarsi ad un testo innovativo e pieno di spunti davvero interessanti dell’antropologo della mente.