Dal governo rappresentativo alla oclocrazia digitale: il nuovo mito della comunicazione digitale

Dibattere sulla presente crisi del sistema rappresentativo di governo vuol dire muoversi su un terreno assai instabile. Se facciamo fede all’impostazione seguita da Bernard Manin nella sua analisi teorica sui governi rappresentativi, possiamo osservare come il sistema rappresentativo, pur essendosi conservato nel tempo, abbia presentato importanti mutamenti che ne denotano una grande attitudine alla flessibilità.

Il commento sulla notizia inesistente crea la norma presunta

Scopo sostanziale delle costituzioni, perciò, può essere ritenuto, tra gli altri, quello di accogliere la differenza (anche la radicale, simmetrica o asimmetrica, differenza), tradurla, rielaborarla, nettarla, riceverla. È questo il processo virtuoso che si apre all’interprete, è questa la necessità storica di fasi in cui il sentire comune si frantuma in più rivoli e magari uno d’essi pretende di travolgere tutti gli altri.

VIDEO – Bruno Montanari, Quarto potere e oltre. Ripensare la politica

Le tecnologie digitali determinano una vera e propria mutazione antropologica. In un tale, inedito, contesto, dove è venuta meno ogni mediazione tra il mondo dell’Io e il configurarsi di un Noi sociale, è ancora possibile una efficace rappresentanza politico-parlamentare fondata sul suffragio universale? Questo interrogativo appare politicamente assai scorretto, perché viola ogni retorica democratica. Ma c’è qualcosa di ancora più drammatico: ha ancora senso politico, in senso “vero”, una rappresentanza parlamentare. Gli amanti della democrazia del Web lo hanno già detto: in futuro il Parlamento potrà divenire inutile. E vi è ancora un altro profilo che spinge a quell’interrogativo così politicamente scorretto: il mondo è immerso in una situazione di profondo mutamento geopolitico e climatico-ambientale, con conseguenze che potranno essere devastanti sulle abitudini di vita sul pianeta. La domanda è: si può governare sotto le pulsioni del tutto giustificate della gente comune, la quale non può non vivere, e ciascuno a suo modo, la propria quotidianità; si può governare senza mediazioni e filtri capaci di dar vita ad una competente cultura di governo, in primo luogo fronteggiando efficacemente non le ICT come strumento, il ché sarebbe impossibile, ma orientandole verso diverse dinamiche comunicative (e questo compito solo di persone culturalmente esperte)? E’ pensabile davvero che la potenza delle lobbies tecnocratico-finanziarie globali possa essere sottomessa da una protesta populista e “sovranista”. Rumorosa quanto si vuole, ma con quale effettività sul piano del potere di fatto con il quale quelle lobbies hanno sottomesso lo “Stato sociale” del secondo dopoguerra?