Cinema e Globalizzazione

A cura di Giorgio De Vincenti

L’apertura di questa pagina sul sito di “Filosofia in Movimento” vuol essere un contributo alla conoscenza di quanto accade nei territori le cui crisi, guerre e instabilità riguardano da vicino il nostro Paese. Il cinema, l’audiovisivo e i nuovi media – fonti di informazione talvolta insostituibili – possono aiutare la riflessione e la formazione del pensiero critico necessario per la soluzione dei problemi.

Alla radice del libro “Cinema e globalizzazione. Costruire la democrazia” (di prossima pubblicazione per le Edizioni Kappabit) c’è la constatazione delle grandi trasformazioni che caratterizzano questo periodo storico, in cui i parametri per l’interpretazione del reale devono costruirsi su di un confronto ragionato e prudente con i principali eventi che hanno aperto l’attuale fase della globalizzazione.

Un fenomeno, quest’ultimo, che è ben presente da secoli nell’economia dell’Occidente. Come, per stare all’audiovisivo, ci ha raccontato quarant’anni fa Roberto Rossellini nel suo film per la Rai L’età di Cosimo, il cui opposto è la serie anglo-italiana di oggi, allineata sugli standard omologanti del mainstream di successo e ben poco innervata di pensiero critico. E come ci ricorda, nella storia della finanza, la statua di Francesco Datini nella piazza del Comune a Prato.

Per chiarezza elenchiamo alcune delle grandi trasformazioni a cavallo tra vecchio e nuovo Millennio, la cui constatazione motiva questa pagina:

– la fine dell’impero sovietico;

– la ridefinizione a livello planetario del capitalismo vincente (la cosiddetta crisi);

– i nuovi assetti geopolitici che i “signori della guerra” e quelli “del petrolio”, non di rado coincidenti, mettono a punto per i propri interessi;

– la destabilizzazione da loro appositamente provocata dell’area mediorientale e nordafricana;

– l’uso delle religioni per attivare e mantenere in vita le guerre e le destabilizzazioni;

– la trasformazione del colonialismo di occupazione in neocolonialismo economico;

– il ridimensionamento delle ideologie in Occidente, che ci permette di capire quanto accade e di riscoprire la bellezza delle idealità e la vitalità delle utopie;

– la piena operatività dell’ideologia vincente, quella del capitalismo, impegnata in un attivo “lavaggio del cervello”, e che costituisce il principale ostacolo alla comprensione dei fatti; un’operatività cui il cinema contribuisce da sempre in modo cospicuo, grazie anche all’ignoranza o alla rimozione del problema da parte degli intellettuali;

– l’attivismo delle religioni, che sono altro dalla spiritualità, sia in funzione identitaria oscurantista sia a scopi militari, normalmente come superstizione vicaria degli ideali;

– la sempre più diffusa consapevolezza di quanto sia primitivo lo stadio raggiunto dalle cosiddette democrazie realizzate e di quanto lavoro debba fare la “cittadinanza attiva” perché esse non implodano e procedano alla costruzione di se stesse, abbandonando le ipocrisie;

– la progressiva sfiducia dei cittadini dei Paesi “democratici” nei confronti del ceto politico che dovrebbe rappresentarli e la conseguente loro regressione verso forme totalitarie di governo;

– il rischio di sfaldamento dell’Unione Europea, che si è sviluppata in direzioni ben lontane dagli ideali del Manifesto di Ventotene e dei padri fondatori, e la necessità di operare i cambiamenti che quello sfaldamento possano scongiurare;

– l’incremento delle spese militari per una possibile guerra planetaria totale, che sostituisca quella diffusa in alcune regioni del mondo, allo scopo di un drastico rilancio del capitalismo secondo la dottrina monetarista del premio Nobel per l’economia 1976 Milton Friedman, che ha fornito un eccellente nutrimento all’ideologia neocapitalistica;

– la crescita della popolazione mondiale, che nel 2018 ammonta a 7,6 miliardi di persone, e la cui previsione è di 8,5 miliardi del 2030, 9,7 nel 2050 e 11,2 nel 2100: numeri che accentuano il rischio di una guerra di sterminio;

– la concentrazione nelle mani di pochi della ricchezza e del potere che ne deriva, e la progressiva riduzione in povertà di una parte molto grande della popolazione mondiale: questa sarebbe la prima vittima di una nuova guerra planetaria, che troverebbe la sua prima motivazione nella “ripulitura” del mondo dai soggetti che l’ideologia capitalistica ritiene improduttivi e troppo marginali come consumatori;

– il riscaldamento terrestre, di cui gli esperti hanno consapevolezza da settant’anni e l’ONU ufficialmente da trenta, e di cui i media, italiani in primis, hanno avuto libertà di parlare solo dopo l’assenso dato dal presidente statunitense Barack Obama alla conferenza di Parigi (COP21) del 2015.

Questa pagina intende mostrare come una parte del cinema e dell’audiovisivo contribuisca a farci conoscere i fatti e a farci riflettere sullo stato delle cose. Sono film che purtroppo circolano ben poco nel mercato cinematografico e di cui il libro “Cinema e globalizzazione. Costruire la democrazia” prova a dare alcuni esempi, cogliendoli in gran parte nelle presentazioni che hanno avuto nei festival internazionali, i quali, per questo cinema scomodo, costituiscono ancora degli approdi affrancati dalle censure ideologiche e di mercato.

Ed è importante osservare come la maggioranza di questi film metta in scena le energie positive che sono impegnate a livello planetario per il progresso, la giustizia, la pace, la solidarietà. E il fatto stesso che questo cinema esiste è un segnale preciso dell’impegno della “cittadinanza attiva” per il disvelamento delle ipocrisie e la costruzione della democrazia.

Il primo scopo di questa pagina, quindi, è invitare a un confronto con il cinema che apra a un dibattito interdisciplinare con uno scopo dichiaratamente politico: un’occasione tra le altre per favorire l’incontro tra le specificità delle discipline e il dialogo tra le riflessioni sulle diverse esperienze di vita e lavoro di coloro che vorranno contribuirvi.

[ANTEPRIMA] Cinema e globalizzazione – Il libro: estratti, terza parte

In accordo con l’Autore e con l’Editore, pubblichiamo in anteprima assoluta per i lettori di Filosofia in movimento alcuni estratti tratti dal volume Cinema e globalizzazione: costruire la democrazia, di Giorgio De Vincenti (d’imminente uscita per le Edizioni Kappabit). Questi estratti esemplificano per i lettori i contenuti del libro, in particolare il rapporto tra i film e i loro contesti (per rendere agevole la lettura, sono indicati i capitoli di provenienza ma non i tagli apportati).

[ANTEPRIMA] Cinema e globalizzazione – Il libro: estratti, seconda parte

In accordo con l’Autore e con l’Editore, pubblichiamo in anteprima assoluta per i lettori di Filosofia in movimento alcuni estratti tratti dal volume Cinema e globalizzazione: costruire la democrazia, di Giorgio De Vincenti (d’imminente uscita per le Edizioni Kappabit). Questi estratti esemplificano per i lettori i contenuti del libro, in particolare il rapporto tra i film e i loro contesti (per rendere agevole la lettura, sono indicati i capitoli di provenienza ma non i tagli apportati).

[ANTEPRIMA] Cinema e globalizzazione – Il libro: estratti, prima parte

In accordo con l’Autore e con l’Editore, pubblichiamo in anteprima assoluta per i lettori di Filosofia in Movimento alcuni estratti tratti dal volume Cinema e globalizzazione: costruire la democrazia, di Giorgio De Vincenti (d’imminente uscita per le Edizioni Kappabit). Questi estratti esemplificano per i lettori i contenuti del libro, in particolare il rapporto tra i film e i loro contesti (per rendere agevole la lettura, sono indicati i capitoli di provenienza ma non i tagli apportati).