Dialoghi europei

La missione costante e continua della nostra associazione è quella di attualizzare il pensiero filosofico, metterlo letteralmente in movimento, per permettere l’incontro e il confronto con le domande che tutti, quotidianamente, ci poniamo. L’Europa è il “problema filosofico” del nostro presente, ma il rischio della sua impellenza, della sua urgenza è proprio quello di essere gettato nella “chiacchiera” e di non essere colto e analizzato nella sua problematica e complessa autenticità.

L’obiettivo di “Dialoghi Europei” è quello di mettere in movimento il lavoro di ricerca di eccellenze accademiche, intellettuali e ricercatori al fine di edificare nuovi luoghi (reali e virtuali) di discussione, in cui il coinvolgimento di ognuno sia lo sforzo per rivitalizzare il pensiero, convinti che la forma dialogica sia l’unico logos possibile per affrontare insieme il nostro presente. L’Europa, del resto, prima che essere un “problema” politico o economico è un’entità culturale costruita nei secoli, che nella Filosofia ha trovato il fuoco originario in cui arde ancora oggi nel desiderio di essere dis-velata.

Solidarietà e mutualismo oltre l’Europa dei mercati

Giacomo Pisani affronta la critica all’Europa dei mercati affermando l’importanza della solidarietà e della cooperazione come principi fondamentali per un nuovo processo costituente.

La crisi europea e la sua ideologia: riflessioni a partire da Slavoj Žižek

La richiesta del potere governativo nei confronti dei cittadini diventa esplicita nei molti casi della politica di “austerity” contemporanea, ove, per fronteggiare la necessità di un debito da ripagare (nel caso dei paesi europei nei confronti dell’European Central Bank) si decide di effettuare dei tagli sulla spesa pubblica e su fondi normalmente destinati ai servizi. Prima di mettere in discussione un sistema finanziario ed una forma di economia, il filosofo di Lubiana, in tutte le sue ultime opere, rileva due qualità presenti nell’espressione mediatica di “necessità” come taglio della spesa pubblica: a) quella relativa allo stato d’emergenza in cui una nazione si trova (presentazione, dunque, di alcuni “dati di fatto”) e b) quella relativa al carattere di neutralità e terziarietà delle decisioni che i governanti prendono per reagire alla minaccia (giustificazioni logiche).

LA QUESTIONE DELLA SFERA PUBBLICA EUROPEA

L’UE nasce propriamente con l’obiettivo di far fronte ai nuovi problemi che sorgono sull’asse globale-locale, imponendo un ripensamento della spazializzazione della politica. Ma come può un’istituzione transnazionale colmare la problematica del deficit democratico nel momento in cui è sprovvista di un demos, di una cultura condivisa, di mezzi di comunicazione comuni e di una sfera pubblica da cui trarre legittimità?

L’EUROPA E LA SUA CRISI ORIGINARIA

Sul limes: tra “crisi d’Europa” e senso europeo della “crisi”.
Che la categoria di “crisi” faccia parte dell’attuale lessico politico è cosa certa. Altrettanto evidente è il fatto che, oggi più che mai, la crisi venga associata ad Europa. La nostra crisi è la crisi del sistema europeo, delle sue istituzioni, dei suoi valori, delle sue – più o meno mancate – decisioni politiche.

“Ricercare” l’Europa

Pensare un oggetto impone sempre una sua costruzione e una sua definizione preliminare. Pensare, ed osservare, l’oggetto ‘Europa’ ‒ ciò a cui questo spazio intende contribuire ‒ impone, poi, uno sforzo aggiuntivo. Esso, infatti, non è né palpabile, né tantomeno prevedibile. L’Europa è un processo di cui non si conosce la direzione ed ogni scenario […]

Senso comune e fine dell’Utopia

La caduta del muro di Berlino è stato l’evento che ha aperto l’orizzonte per l’ultima grande Utopia moderna; quella di un “mondo nuovo”, in cui i valori liberali dell’ “occidente” si sarebbero uniti ai valori “solidaristici” del socialismo. U-topia, appunto! Le politiche liberali si sono consegnate, in realtà, ad apparati tecnocratici ed al “mercatismo liberista”, di fatto auto-annientandosi e svuotando i partiti politici del peso rappresentativo che avevano ricoperto nei decenni precedenti. Gli individui del XXI secolo hanno presto svestito i panni di cittadini, sviluppando una propria filosofia, o, meglio, un proprio “senso comune”, fondato sulle categorie dell’“oggi” e dell’“orto”, minando alla base la categoria del “politico” come luogo progettuale, che aveva caratterizzato la “modernità” e, in particolare, l’800 e “89” anni del ‘900.