Quarto potere e oltre. Informazione, agire comunicativo e opinione pubblica


Il progetto, Pensare la politica , si prefigge di riaprire un dibattito su temi e questioni fondamentali, che riguardano il pensiero politico contemporaneo. L’obiettivo non è soltanto quello di misurare l’adeguatezza degli strumenti teorici di cui disponiamo, rispetto alle condizioni e ai processi del terzo millennio, ma soprattutto quello di favorire un ri-pensamento teorico degli schemi e dei concetti che abbiamo ereditato dalla tradizione filosofica, giuridica, politologica degli ultimi secoli. Tutto ciò, non soltanto in relazione al terreno strettamente politico, ma con un’attenzione particolare per i principi associativi e per me delle pratiche sociali che identificano le comunità e le proprie istituzioni.

La crescita straordinaria della comunicazione in rete, oltre ad accelerare la crisi dei media tradizionali (soprattutto nella carta stampata), ha determinato nell’ultimo decennio profonde trasformazioni:
• nei linguaggi,
• nel formato stesso delle informazioni,
• nell’organizzazione dei nodi, dei flussi e degli aggregati, intorno a temi, interessi e opinioni,
• nella configurazione stessa della “sfera pubblica”, nei suoi tratti fondamentali, nei suoi scambi interni, nella sua funzione di garanzia e di orientamento della comunicazione politica e della deliberazione collettiva.
Se lo sviluppo delle “reti sociali” potrebbe esercitare in astratto una funzione liberatoria, rispetto al potere tradizionale dei media (selezionare e mettere in forma il dibattito pubblico, secondo gli schemi delle culture che dominano), il sistema che si è andato imponendo, per sua natura:
• è costituito da una massa fluttuante di informazioni, in crescita esponenziale, esposta all’entropia;
• non riconosce criteri universali di controllo e di selezione epistemica;
• è soggetto a spezzarsi in comparti che non comunicano tra loro;
• privilegia le modalità più assertive degli enunciati, in luogo dello scambio reale e della disponibile argomentazione;
• rende opache le fonti, nell’ipertrofia delle notizie e dei dati;
• nasconde – dietro l’apparente uguaglianza degli utenti individuali – l’esistenza di gruppi organizzati di potere;
• mette a profitto l’attività degli utenti e dei creatori di contenuti, a favore degli Over the Top e dei re del mercato.
Per questi aspetti, secondo alcuni, la lievitazione ulteriore di un sistema del genere potrebbe giungere a minacciare l‘esistenza stessa di una sfera pubblica condivisa, facendo evaporare i requisiti fondamentali dell’agire comunicativo e ponendo così in discussione pilastri essenziali della democrazia.

Il seminario, Quarto potere e oltre, avrà luogo il 23 gennaio 2019, con un tavolo di relatori (Principali e discussant), che si confronteranno a partire dalla riflessione di Bruno Montanari che trovate in questo video (cliccare qui: http://filosofiainmovimento.it/video-bruno-montanari-quarto-potere-e-oltre-ripensare-la-politica/)

È prevista la partecipazione attiva di un pubblico “qualificato”, che sarà selezionato per l’occasione.

L’incontro sarà trasmesso in streaming, sul canale YouTube della Fondazione Basso.
Le tracce delle relazioni potranno essere consultate in anticipo, nelle pagine web di Filosofia in Movimento e della Fondazione Basso

Relatori:

Claudio Giua, digital strategy advisor di GEDI, già direttore generale di Kataweb, dei contenuti digitali del Gruppo Espresso e di Elemedia Area Internet;

Renato Parascandolo, già presidente di RAI Trade e direttore di RAI Educational, promotore di Prima Pagina e di MediaMente;

Roberto Revello filosofo, amministratore e caporedattore di Mimesis edizioni;

Giuliano Santoro, redattore di Jacobin, giornalista di Carta e de il Manifesto, blogger di Micromega, autore – tra l’altro – di Cervelli sconnessi. La resistibile ascesa del net-liberismo e il dilagare della “stupidità digitale (Castelvecchi 2014).

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Comitato scientifico: Salvatore Biasco, Alessandro Ferrara, Bruno Montanari, Giacomo Marramao, Mario Reale, Laura Pennacchi, Stefano Petrucciani, Paolo Quintili

Organizzazione generale: Antonio Cecere – Giovanni I. Giannoli

Redazione: Luigi Somma (curatore contenuti e comunicazione web), Laura Paulizzi, Antonio Coratti, Luca Pintor, Gabriele Spanu

Potere digitale. Come Internet sta cambiando la sfera pubblica e la democrazia? Intervista a Gabriele Giacomini

Come Internet sta cambiando la sfera pubblica e la democrazia? Il web è il luogo dell’informazione libera e autonoma o le informazioni si stanno organizzando attorno a inediti centri di potere? Internet promuove un pluralismo dialogico o rischia di nutrire una crescente polarizzazione? La democrazia rappresentativa è da superare oppure rimane la soluzione migliore per governare? La democrazia è certamente un sistema aperto (quindi sempre imperfetto e in evoluzione), ma è anche responsabilizzante: è compito dei cittadini e delle classi dirigenti gestire al meglio gli esiti dell’innovazione tecnologica.Intervistiamo su questi temi Gabriele Giacomini, autore del volume “Potere digitale. Come Internet sta cambiando la sfera pubblica e la democrazia”, pubblicato a fine 2018 dall’editore milanese Meltemi.

Linguaggi e tonalità emotive: tra crisi sociale e facebook

Come noto, infatti, ancora sino ad una decina d’anni fa – forse poco più –, le relazioni socio- culturali trovavano la forma prevalente di espressione attraverso i corpi di rappresentanza e di mediazione (partiti, associazioni, sindacati, organismi professionali, centri vari, ecc.), pur fragili nella loro declinante “solidità” – la liquidità li avrebbe resi evanescenti di lì a poco –, che fungevano da filtro della parola proferita.

L’emancipazione ai tempi dei social

Il panorama descritto sembra fungere da specchio dell’attuale condizione sociale in cui la sottigliezza del limite tra informazione e disinformazione fonda la sostenibilità del mondo della rete. Ma per comprendere in profondità il senso delle nuove tecnologie è bene risalirne all’origine, e vedere come la loro evoluzione possa darci un’idea più edificante di quella che è oggi la condizione dell’individuo in rapporto alle proprie conoscenze e alla collettività.

La comunicazione senza comunità. Brevi considerazioni sul senso dimidiato di una parola

Occorrerebbe, a nostro avviso, avviare a livello intellettuale e culturale una nuova «Costituente» democratica del sapere e dell’agire politico (e non solo «comunicativo»), che crei un nuovo spazio dell’opinione pubblica al riparo dai processi di svuotamento della comunicazione dei suoi elementi essenziali, considerati sopra nella loro storia concettuale e teorica. È un compito, tuttavia, che va ben al di là di una semplice discussione filosofica, e dovrebbe coinvolgere forze culturali e politiche alternative, d’opposizione all’attuale establishment, e soggetti della società civile attivi nel campo dell’informazione e della stessa comunicazione. La filosofia, in quanto pensiero critico, e la sua storia, devono restare comunque il punto di riferimento ineliminabile: il cuore, il motore e il principio attivo di questa futura Costituente.

Not in my filter bubble

Se la politica cambia insieme al modello di produzione allora nulla sarà più come prima. Il modo in cui viviamo, comunichiamo, interagiamo con il mondo è figlio della rivoluzione digitale. La straordinaria occasione per capire come questi fattori si siano collocati nello scenario italiano è fornita dalla storia, nient’affatto lineare e piena di ambivalenze e contraddizioni, del Movimento 5 Stelle.

Internet: opinione di massa ed economia del gratis

Il panorama che emerge dagli Internet studies è apocalittico. Basta mettere insieme i titoli dei saggi più famosi per farsene un’idea. La rete è il nemico, il sesto potere, un abisso che ci rende stupidi e ingenui, uno sciame digitale che provoca ossessioni collettive e demenza. Il dominio delle Big five sulla rete appare insuperabile tant’è che non resterebbe altro da fare – come suggerisce J. Lanier, un guru della rete – che disconnettersi e cancellare le tracce.

La frantumazione del quarto potere (e la genesi del quinto)

Dovendo scegliere una data con cui indicare simbolicamente il passaggio epocale vissuto dalle democrazie occidentali, quasi unanimemente si finisce col tirare in ballo il 1989. Non senza valide ragioni, peraltro, trattandosi dell’anno con cui convenzionalmente si fa finire il mondo diviso in due blocchi (capitalismo vs comunismo) e, a seguito della sconfitta del comunismo, si indica l’inizio del mondo unipolare caratterizzato dall’affermazione a livello planetario del capitalismo liberale.

Dopo il libro

La nuova opinione pubblica che emerge dalla rivoluzione tecnologica che stiamo vivendo ci lascia sconcertati per la sua impermeabilità ai discorsi canonici della modernità che modellavano la progettualità politica “illuminista” e progressista efficace ancora negli ultimi decenni del Novecento. Se un tempo proprio l’opinone pubblica poteva ambire a essere ciò che Habermas indicava come spazio discorsivo dialogico garante di una società democratica, è attualmente evidente la sua trasformazione retorica in ciò che De Certeau (La pratica del credere) aveva attribuito lacanianamente ai sondaggi: un “soggetto supposto sapere”, mera passività ideologica.

Senza mediazione la comunicazione è soprattutto propaganda

La comunicazione politica e sociale del secondo dopoguerra cambia per sempre nell’autunno del 1987 nel corso delle quattordici puntate dello show abbinato alla miliardaria Lotteria di Capodanno, in onda ogni sabato sera dieci minuti dopo la fine del Tg1 diretto dal cattolico Nuccio Fava. Il direttore generale della Rai Biagio Agnes – anch’egli cattolico, osservanza demitiana – dopo molti tentennamenti affida Fantastico 8 ad Adriano Celentano.

Una cassetta degli attrezzi per il postmoderno

L’avvento dei media e della comunicazione generalizzata ha segnato uno spartiacque decisivo nell’ambito della riflessione filosofica e della teoria sociale contemporanee, soprattutto a partire dalla fine degli anni ’70. Sin da subito è stato evidente il fatto che fosse in atto uno sconvolgimento radicale delle strutture ereditare dalla modernità: dalla comunicazione alle istituzioni sovrane, dalle forme di relazione ai modelli di produzione e di lavoro, nulla sembrava essere escluso da questo movimento vorticoso, tutto in divenire e quindi dagli esiti difficilmente anticipabili.

Dal governo rappresentativo alla oclocrazia digitale: il nuovo mito della comunicazione digitale

Dibattere sulla presente crisi del sistema rappresentativo di governo vuol dire muoversi su un terreno assai instabile. Se facciamo fede all’impostazione seguita da Bernard Manin nella sua analisi teorica sui governi rappresentativi, possiamo osservare come il sistema rappresentativo, pur essendosi conservato nel tempo, abbia presentato importanti mutamenti che ne denotano una grande attitudine alla flessibilità.

Il commento sulla notizia inesistente crea la norma presunta

Scopo sostanziale delle costituzioni, perciò, può essere ritenuto, tra gli altri, quello di accogliere la differenza (anche la radicale, simmetrica o asimmetrica, differenza), tradurla, rielaborarla, nettarla, riceverla. È questo il processo virtuoso che si apre all’interprete, è questa la necessità storica di fasi in cui il sentire comune si frantuma in più rivoli e magari uno d’essi pretende di travolgere tutti gli altri.