Rituali della compagnia dei galantomeni

(i calici piccoli dei convenuti sono preventivamente riempiti di vino in vista del brindisi finale)

Pantalone (il Sommo Simposiarca) – Affinché sia strumento di felicità e fortuna… Brighella (il Segretario) – Istituiamo una società socratica Pantalone (il Sommo Simposiarca) – Fiorisca la filosofia Balanzone (l’Oratore) – Con le arti liberali Pantalone (il Sommo Simposiarca) – Tacete. Questa riunione, e tutto ciò che in essa sarà pensato, detto e fatto, sia consacrata alla Verità, alla Libertà, alla Ragione, secondo il triplice voto dei saggi. Brighella (il Segretario) – Ora e sempre Pantalone (il Sommo Simposiarca) – Chiamiamoci uguali e fratelli Balanzone (l’Oratore) – Come pure compagni ed amici Pantalone – Siano lontani la contesa, l’odio, l’ostinazione Brighella – Siano presenti la mitezza, la sapienza, l’amicizia Pantalone – Siano graditi gli scherzi e il riso Balanzone – Siano propizie le muse e le Grazie Pantalone – Non bisogna giurare sulla parola di nessuno Balanzone – Neppure su quella di Socrate Pantalone – Ma per procedere secondo le regole ascoltate, carissimi Galantomeni, le parole di Catone. Siamo soggetti alla verità e alla libertà, così da essere liberati dalla tirannide e dalla superstizione. «Prima di tutto», dice Catone, «ho avuto sempre dei compagni di sodalizio. Partecipavo ai conviti insieme ai sodali con grande moderazione. Non apprezzavo tanto la gioia di tali conviti per i piaceri del corpo, ma per la compagnia degli amici e la conversazione. I nostri antenati hanno giustamente chiamato “convivio” lo stare a tavola insieme agli amici, in quanto comporta una comunanza di vita; meglio dei Greci, che lo chiamano “bevuta in Comune”, o “cena in Comune”, poiché sembra che apprezzino di più quello che è meno importante per questo genere di riunioni». Brighella – Siano lodati Socrate e Platone, Marco Catone e Marco Cicerone Pantalone – Qualunque sia il tema delle nostre discussioni serie, facciamo frequenti pause per conversare Balanzone – In modo elegante, modesto, spiritoso Pantalone – «In verità», prosegue Catone, «mi piacciono l’organizzazione dei banchetti istituiti dagli antenati; e quei discorsi che, secondo l’uso degli antichi, si fanno tra i bicchieri a cominciare da colui che presiede; e i bicchieri piccoli e da centellinare goccia a goccia, come nel Simposio di Senofonte, e la frescura d’estate, il calore o il fuoco d’inverno. Queste cose le cerco di solito anche in Sabina e tutti i giorni riempio di vicini il convito, prolungandolo quanto più possibile fino a tarda notte, con varia conversazione. Brighella – È degno di lode Senofonte, e vanno imitati i rustici Sabini. Pantalone – Saziamo dunque soprattutto la mente, e con moderazione il corpo Balanzone – Tutti in piedi e con il calice in mano Pantalone – Brindo in onore della Compagnia de Galantomeni Brighella – Beviamo nei calici piccoli

CHIUSURA DI AGAPE

DELLA COMPAGNIA DE GALANTOMENI

Dal Formulario per la celebrazione della società socratica,

contenente le usanze e i principi della società

(Londra, 1720)

(i calici grandi dei convenuti sono preventivamente riempiti di vino in vista del brindisi finale)

Pantalone (il Sommo Simposiarca) – Bisogna sempre augurarsi di avere una mente sana in un corpo sano; e come non si deve rinunciare alla vita con leggerezza, così non si deve mai temere la morte Brighella – Nulla va desiderato di più: e bisogna adoperarsi affinché accada sempre Pantalone – Per i sapienti la gioia è preferibile al guadagno Balanzone – La letizia è propria dell’uomo libero; la tristezza è segno di schiavitù Pantalone – È meglio non comandare nessuno che servire qualcuno Brighella – Senza un servo infatti non si può vivere onestamente, ma in nessun modo si può vivere con un padrone Pantalone – È necessario tuttavia obbedire alle leggi, poiché senza di queste non esiste né proprietà né sicurezza Balanzone – Siamo dunque sottomessi alle leggi per poter essere liberi Pantalone – La libertà è infatti tanto lontana dalla licenza… Brighella – Quanto la schiavitù dalla libertà Pantalone – Ascoltate dunque, Galantomeni nobilissimi, ricevete nell’animo e confermate sempre con le azioni la norma più sicura per vivere bene, morire contenti e comportarsi sempre in modo retto; ossia la regola infallibile e la legge inviolabile, che ora vi sarà comunicata negli stessi termini con cui un tempo è stata esposta in modo inimitabile da Marco Tullio Balanzone – Ascolteremo con attenzione, elevando i nostri cuori Pantalone – La retta ragione è una vera legge, conforme alla natura, diffusa in tutti, costante ed eterna; essa vincola gli uomini ai doveri con i suoi comandi e li allontana dal male con i suoi divieti; non comanda né ammonisce invano i virtuosi, sebbene i malvagi non siano toccati dalle sue minacce o imposizioni. Di questa legge nulla può essere mutato, né alcuna parte può essere abrogata, né può essere abolita nella sua totalità: non possiamo essere esentati dalla sua osservanza dall’autorità del senato o del popolo. Non bisogna cercare altro commentatore o interprete; non ve n’è una Roma, una ad Atene, una in quest’epoca e un’altra in seguito; ma la stessa legge, eterna ed immortale, è destinata a governare tutti i popoli e in tutti i tempi. Brighella – Vogliamo essere diretti e governati da questa legge: e non dalle menzogne di uomini superstizioni Pantalone – Le leggi inventate non sono chiare, né universali; non sono sempre le stesse, né sempre efficaci. La superstizione, diffusa tra i popoli, oppresse gli animi di quasi tutti, dice giustamente Tullio, e prese il sopravvento sulla debolezza umana. Ci sembrò utile per noi stessi estirparla dalle radici. Ma in verità eliminando la superstizione non si abolisce la religione: infatti da un lato è proprio del sapiente custodire le istituzioni degli antenati e mantenere le cerimonie sacre; dall’altro la bellezza del mondo e l’ordine delle cose celesti inducono ad ammettere l’esistenza di una qualche natura eterna suprema e la necessità che sia contemplata e venerata dal genere umano. Perciò come va propagata la religione che è unita alla conoscenza della natura, così tutte le radici della superstizione vanno divelte Balanzone – Il superstizioso non veglia e non dorme tranquillo; non vive felice né muore sereno; sia da vivo che da morto si fa vittima dei preti Pantalone – Di quanto tempo è concesso a ciascuno di vivere nella natura… Brighella – … di tanto deve essere contento Pantalone – Chi ha paura di ciò che non può evitare, non può mai vivere con animo tranquillo Balanzone – Ma chi non teme la morte, in quanto necessaria, si procura la garanzia di una vita felice Pantalone – Come la vita ci ha portato l’inizio di tutte le cose, così la morte ci porterà la fine Brighella – Come nessuna di queste ci riguardava prima della nascita, così nulla ci riguarderà dopo la morte Pantalone – Ed è sciocco chi piange perché non può vivere mille anni Balanzone – Come colui che piangesse per non essere vissuto mille anni prima Pantalone – Solo alla fama e alla consuetudine vanno attribuite le cerimonie funebri e le esequie Brighella – Perciò tali usanze vanno disprezzate fra noi, ma non trascurate per i nostri cari Pantalone – Brindiamo Balanzone – Così sia Brighella – Tutti in piedi e con i calici grandi in mano Pantalone – Brindo in onore della Compagnia de Galantomeni

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