Il fondamento etico

Non esiste un’idea di cambiamento sociale che non abbia provato a esplicitare la propria – talvolta completamente implicita – struttura categoriale. L’ideologia politica non è solo il risultato di un’analisi dei rapporti sociali, generato da ponderate letture storiche ed economiche. La teoria politica che accompagna l’azione riposa su una visione dell’uomo, della natura e del senso dell’essere, più o meno emersa. L’ideale socialista, più d’ogni altra visione/azione nel teatro politico mondiale, ha cercato e cerca, in maniera tormentata, un quadro sistematico (sia esso materialistico o provvidenzialistico) in grado di irrobustire le ragioni dell’azione politica. Ma come la citazione tolstojana bene evidenzia, nella storia del socialismo il problema fondazionale, su cui tornerò in seguito, si intreccia in modo non sempre coerente con la ricerca di un orizzonte etico-sociale, ereditato in parte dalla tradizione culturale cristiana
25 maggio 2018/da Redazione

I conformisti dei nostri tempi: sul modo d’essere e di vivere della maggioranza

In un universo culturale in cui tutti cercano di distinguersi, di apparire diversi, unici e originali esistono ancora i conformisti? Sì, e in gran quantità dato che costituiscono la maggioranza degli appartenenti a ogni società, compresa la nostra. Le società cosiddette avanzate però sono estremamente complesse, pertanto su un tema come il conformismo le risposte non possono limitarsi a secche alternative. Occorre ragionare, argomentare basandosi essenzialmente sull’osservazione diretta della vita quotidiana, un’osservazione che mi ha portato a dirigere lo sguardo sociologico sulle persone che frequentano quei luoghi più di recente diventati parte rilevante del sociale, fino ad assumere loro stessi un significato simbolico, non tanto utilitaristico quanto identitario: dal mercato rionale all’aeroporto, dalle boutique ai centri commerciali, dagli studenti dell’università ai circoli del tennis, dalle palestre ai centri estetici, dai luoghi della movida alle spiagge.
23 maggio 2018/da Redazione

Una politica riformista oggi

Nel titolo di questa breve riflessione vi è un chiaro riferimento al Riformismo, corrente politica e di pensiero che la storia ci ha trasferito densa di speranze tese al miglioramento graduale della società con particolare riguardo della classe lavoratrice. La corrente di riferimento, è quella che nel novecento ha visto quali uomini di punta: Turati, Treves, Matteotti, Salvemini, Carlo Rosselli. Corrente di pensiero politico, la cui cifra preponderante è stata la formazione di società che hanno visto coniugare, in armoniosa sintesi, il walfare e l’economia di mercato e che hanno prodotto notevole sviluppo sotto il profilo economico e sociale.
19 maggio 2018/da Redazione

La Politica al tempo dei Robot ovvero si dà ancora un “Principio speranza”?

Perché ho ricordato il titolo di un famoso testo di Ernst Bloch? Per una questione seria che balza immediatamente agli occhi: quella dell’ampliarsi della forbice sociale dipendente dal modo in cui l’operare dell’attuale capitalismo, che definirei sinteticamente tecnologico-finanziario, va configurando il mondo del lavoro. Il che significa avere di fronte agli occhi la “condizione umana”, divenuta strutturalmente precaria, di una marea di umanità che è sottopagata, marginalizzata o del tutto emarginata, che non è più in grado di vivere dignitosamente il suo “oggi” e di concepire un futuro come una possibilità della vita. Comincio con il ripetere ciò che viene tritato ogni giorno da tutti i media: che la Sinistra è in crisi ovunque in Europa
19 maggio 2018/da Bruno Montanari

COSTITUZIONI AL FUTURO. NOI E L’ISLAM: LA SFIDA DELLE PROSSIME GENERAZIONI

Il dibattito sulla struttura istituzionale dell’Islam e sulla sua presunta incompatibilità con le regole di un ordinamento democratico-costituzionale è spesso dimentico dei dati giuridici di base. Si tratta di un limite prospettico che trasforma in mere esercitazioni stilistiche tanto le perorazioni dei sostenitori di una piena e irenica integrazione quanto gli strali degli ostili e dei detrattori.
16 aprile 2018/da Domenico Bilotti

L’EQ PER MIGLIORARE IN AMBITO LAVORATIVO – IN PRINCIPIO CI FU L’INTELLIGENZA EMOTIVA

Per anni le aziende e/o le istituzioni, oltre alla dimostrazione di possedere le richieste conoscenze di contesto, hanno selezionato i propri candidati basandosi sulle misurazioni dell'IQ per garantirsi migliori performance, ma così non è stato; già, perché le migliori performance hanno questo in comune: un EQ (non un IQ) alto. Ma cos'è questa intelligenza emotiva? Si tratta della nostra prima forma d'intelligenza. La prima forma di apprendimento e la prima forma di intelligenza si sviluppano a partire da quella relazione primaria tra "madre (o qualsiasi altro "caregiver")/bambino". L'intelligenza emotiva che si nutre di relazione e si sviluppa nella relazione (in particolar modo in quella primaria relazione caregiver/bambino), ha anche il carattere dell'azione e di quella decisione immediata che anticipa l'azione stessa; essa è anche, pertanto intelligenza decisionale (di solito, infatti, i grandi leader possiedono anche un levato EQ) legata sempre alla situazione contingente; non è un caso che i test della Commissione europea che cercano di rilevare l'EQ si chiamino, appunto, situational judgment, e sono ormai diventati parte integrante (assieme alle conoscenze di contesto, quelle tecniche e la misurazione dell'IQ) del processo di selezione dei candidati per lavorare nell'Unione Europa.

In questa tipologia di test sono valutate 8 tipologie di competenze: Analysis and Problem Solving, Communicating, Delivering Quality and Results, Learning and Development, Prioritising and Organising, Resilience, Working with Others, Leadership.

Le 8 tipologie di competenze elencate rientrano nell'intelligenza emotiva, ed è ora sempre più chiaro in che modo possa influenzare, ad esempio, le performance di un'azienda e molto altro ancora come vedremo nell'articolo.
5 aprile 2018/da Stefania Lombardi