Diritto, religione e politica nell’arena internazionale (a cura di G. Macrì, P. Annicchino, Rubbettino, Soveria Mannelli, 2017, pp. 323)

Versione integrale della recensione a Diritto, religione e politica- a cura di Gianfranco Macrì e Pasquale Annicchino. Un testo fondamentale per comprendere la realtà del nostro tempo in un momento delicato di tensione fra politica e religione nell'Europa del diritto.
31 agosto 2017/da Milena Durante

Antropologia politica (una considerazione preliminare)

Ogni comunità storica implica un peculiare modo di essere al mondo. Ciascuna di esse non potrebbe (non avrebbe potuto, non potrà) sopravvivere se non costruendo un “cerchio magico” intorno a cui sia possibile de-finire la propria visione del mondo. Il cerchio magico significa valori di riferimento, realtà introiettate e ritenute auto-evidenti tanto da costituire dispositivi di verità strutturati in quanto edificio di vita e di senso. Non si può in alcun modo rinunciare ad un ethos condiviso; meno ancora si può supporre che la frammentazione globale possa fare a meno d’una visione dell’intero, ossia un patrimonio di “beni comuni” e risorse pubbliche.
5 agosto 2017/da Antonio Martone

Forse la Cina ha ucciso un nobel, ma l’occidente rischia di farne solo un soprammobile

Tutta la vicenda umana, politica e culturale di Liu Xiaobo può essere retrospettivamente riletta nel rapporto tra la cultura cinese e il modello statunitense. Tenzone forse mai espressamente dichiarata, eppure sotto pelle palpitante, come se la vera transizione istituzionale del governo di Pechino si fosse già esaurita. Dalla via cinese (e maoista) al socialismo sovietico alla via cinese (popolare, nazionale, monopartito e carente di legislazione sociale) al capitalismo americano. Liu Xiaobo è l'intellettuale moderato che vuole l'ancoraggio del suo Paese al treno dei diritti politici intesi all'occidentale.
23 luglio 2017/da Domenico Bilotti

Crisi di rappresentanza e globalizzazione dei mercati

La globalizzazione è fragile. Quando la crisi scoppia, le opportunità si fanno sempre più rare e il malessere diventa esplicito. Si accusa l'establishment della responsabilità di aver costruito l'autostrada in cui ora si è imbottigliati, senza speranza. Lo si accusa di essere privilegiato, di non pagare i costi della crisi (anzi di guadagnarci). E si chiede di tornare indietro. E se questo non avviene, si sposano i temi dell'antipolitica, e ci si fa incantare dalle promesse degli outsider.
Ha senso tornare indietro?
20 luglio 2017/da Giorgio Rodano

Perchè se tradiamo l’abolizionismo penale cade la democrazia laica

La norma penale ha sempre avuto una duplice proiezione nella…
23 giugno 2017/da Domenico Bilotti

“Ricercare” l’Europa

Pensare un oggetto impone sempre una sua costruzione e una sua…
30 maggio 2017/da Massimo Pendenza