Pubblicati da Bruno Montanari

La politica tra progettualità e mera contingenza

La politica serve ancora all società?
L’idea di “sociale” è strettamente legata ad una dimensione antropologica, risalente nei secoli, che ha dato luogo all’altra idea risalente, che è quella di “politica”. Entrambe queste idee si sono tradotte in concetti individuanti entità umane riconoscibili in quanto omogenee (quali che siano i tratti in cui rilevi l’omogeneità). Tale processo identitario, che riguarda sia il sociale che la dimensione politica, è caratterizzato dalla emergenza del confine come dato materiale, che diviene anche simbolo ideale, di separazione tra un “di qua” e un “di là”, e quindi di inclusione e separazione – esclusione.

Mondo Cane

Se al modello linguistico si sostituisce, in modo prevalente e direi abitudinario, quello visivo, si avrà una sorta di riformattazione del cervello, il quale, come quello di qualsiasi altro muscolo, modifica lo sviluppo delle sue parti, rafforzando quelle più impegnate e riducendo le potenzialità di quelle meno impegnate.

Se i modelli comunicativi sono quelli che, da sempre, mettono in forma un ambiente sociale, allora occorre chiedersi in che misura l’attuale modello comunicativo operi in base a due fattori: la sua struttura strumentale e il suo destinatario.

La struttura strumentale è quella propria di una tecnologia informatico-digitale, il cui fine è l’immediatezza degli effetti comunicativi. E’ una tecnologia il cui obiettivo è realizzare effetti in tempo reale; dove, per “tempo reale” intendo una tecnologia il sui successo sociale si fonda sulla capacità di inviare messaggi in modo da realizzare, proprio, reazioni immediate. Quasi che il fine ed il successo della comunicazione consista nell’immediatezza della reazione del destinatario, sia sotto forma di parola che di decisioni o più genericamente comportamenti.

Il Dubbio, schermo per una fictio necessaria: la “Verità”

La giustizia attiene al campo delle decisioni; la verità a quello della conoscenza. La giustizia ha il tempo determinato del decidere; la verità quello indeterminabile del conoscere. La prima si esercita nelle aule di un tribunale, la seconda nei laboratori di ricerca. La giustizia si fonda su tre pilastri: prove, sentenza, motivazioni; la verità, in quanto “conoscenza”, opera attraverso la ricerca e si consolida in “teorie” (falsificabili). Infine: i giudici non sono scienziati, anche se non sono “consumatori passivi” di conoscenza.

Un intreccio epistemologico, quindi, al cui centro vi è il “dubbio” e la sua accettabilità è intellettualmente sostenibile proprio se concepita come argine pratico nei confronti di “certezze” facilmente attraenti ed invece bisognose di maggiore e più scrupolosa indagine

Senso comune e fine dell’Utopia

La caduta del muro di Berlino è stato l’evento che ha aperto l’orizzonte per l’ultima grande Utopia moderna; quella di un “mondo nuovo”, in cui i valori liberali dell’ “occidente” si sarebbero uniti ai valori “solidaristici” del socialismo. U-topia, appunto! Le politiche liberali si sono consegnate, in realtà, ad apparati tecnocratici ed al “mercatismo liberista”, di fatto auto-annientandosi e svuotando i partiti politici del peso rappresentativo che avevano ricoperto nei decenni precedenti. Gli individui del XXI secolo hanno presto svestito i panni di cittadini, sviluppando una propria filosofia, o, meglio, un proprio “senso comune”, fondato sulle categorie dell’“oggi” e dell’“orto”, minando alla base la categoria del “politico” come luogo progettuale, che aveva caratterizzato la “modernità” e, in particolare, l’800 e “89” anni del ‘900.

Punti di sintesi per un ragionamento.

Tra lo spazio-tempo del vivere quotidiano e quello che innerva la progettualità del “politico” esiste uno scarto strutturale. Il primo, infatti, è costituito dall’esperienza di vita dell’individuo e dal suo mondo; il secondo va al di là della contingenza e, quindi, della quotidianità. Tale scarto può essere colmato dall’esistenza di fattori di omogeneità dell’esistenza quotidiana, oppure dalla presenza di soggetti politici in grado di mediare fra le aspettative individuali e ambientali e la progettualità socio-politica, grazie alle capacità di un ceto politico adeguato.
Oggi entrambi i due fattori sono venuti meno. Ciò che resta dello Stato è l’autoreferenzialità della macchina burocratico-amministrativa che si traduce in un “centralismo burocratico”. Di fronte alla conseguente affermazione dell’economia finanziaria, una proposta fondamentale è quella di riaffermare l’importanza del partito politico novecentesco che, sfuggendo all’appiattimento sulla contingenza, possa raccontare e raccontarci un futuro

Osservatorio

di  Bruno Montanari Episodi recenti: politiche greche e del Regno Unito; regionali italiane e spagnole. Evaporazione della democrazia parlamentare, astensione su larga scala, radicalismi anti-europei e genericamente “antagonisti”. In breve: la “pancia” vince sulla “testa”. L’analisi ormai è chiara e diffusa: il potere delle centrali finanziarie produce un potere tecnocratico che si sovrappone, dominandolo, all’intero […]

Via i notai!

di Mino Vianello   Matteo Renzi si scaglia contro gli interessi costituiti che bloccano la modernizzazione di questo paese. Gli propongo una sfida: cancellare una delle corporazioni più agguerrite che, proprio perché numericamente piccola ed omogenea per formazione culturale e tecnica, si presenta compatta e in grado d’intervenire efficacemente su tutte le forze politiche. Nessuno […]