Esercitare il pensiero

(un progetto per la scuola)

di Antonio Coratti

Filosofia in movimento entra nelle scuole con il Progetto “Esercitare il pensiero”, dedicato espressamente agli studenti dei licei di tutta Italia. Il progetto è nato tre anni fa con l’obiettivo di aprirsi ai giovani cercando, da una parte, di comprenderne il mondo e, dall’altra, di coinvolgerli nei discorsi filosofici che il nostro gruppo di ricerca porta avanti da anni. Questo duplice processo non può che svolgersi all’interno di un dialogo continuo che incentivi la ricerca di nuovi modi di “fare” filosofia, di nuovi spazi in cui costruire l’incontro e da cui far emergere un approccio critico adeguato per rispondere alle sfide della complessità contemporanea.

Gli obiettivi principali del progetto:

  • Coinvolgere i ragazzi nel discorso filosofico attuale, mettendo in movimento il loro spirito critico
  • Fornire strumenti interpretativi utili per orientarsi nella complessità del mondo attuale
  • Instaurare un primo contatto con il mondo accademico e della ricerca universitaria
  • Favorire l’instaurazione di un dialogo aperto e continuo con i nostri autori attraverso il sito dell’Associazione, e la nostra pagina Facebook.

Jus soli “bene comune”

Nel dibattito ordinario, politico, giuridico, genericamente sociale e mediatico, quello che tocca la sensibilità del senso comune, lo jus soli è visto come quel sistema diritti che spettano ad una persona in quanto riconosciuta, a tutti gli effetti, “cittadino” dello Stato. Tuttavia, è proprio questa configurazione che scatena quelle polemiche, quelle aspre controversie, che giungono fino al danno fisico, che segnano la nostra vita quotidiana in conseguenza del fenomeno migratorio.

La cittadinanza – Statuti di appartenenza e modelli di governo nel mondo antico e romano

La disciplina della appartenenza giuridica delle persone ad una collettività statuale ha ricevuto da sempre generale attenzione. È una costante di qualunque ordinamento. L’ha ricevuta tuttavia in modalità concrete non uniformi. La connotava, in antico, uno statuto distintivo. Non coincideva (o almeno: poteva non coincidere) con l’essere parte del sostrato personale della collettività umana alla quale ciascuno di quegli ordinamenti dava configurazione. E soprattutto dipendeva molto dal fatto che questo fosse orientato o meno a principi di autogoverno.

COSTITUZIONI AL FUTURO. NOI E L’ISLAM: LA SFIDA DELLE PROSSIME GENERAZIONI

Il dibattito sulla struttura istituzionale dell’Islam e sulla sua presunta incompatibilità con le regole di un ordinamento democratico-costituzionale è spesso dimentico dei dati giuridici di base. Si tratta di un limite prospettico che trasforma in mere esercitazioni stilistiche tanto le perorazioni dei sostenitori di una piena e irenica integrazione quanto gli strali degli ostili e dei detrattori.

Sotto l’ombrello della Costituzione: la voce delle differenze

La Carta fondamentale della Repubblica può essere raffigurata come un ombrello le cui falde rappresentano un sistema protettivo finalizzato a soccorre, all’occorrenza, le diverse soggettività in essa richiamate. Saggiamente la Costituzione non utilizza categorie semantiche stringenti (modalità “catalogo”), e quando lo fa, la ragione dipende dalla necessità di dover rispondere a specifiche situazioni non generalizzabili. Diciamo, allora, che la forza di una qualsiasi Costituzione (specie di quelle scaturite dalle grandi rivoluzioni liberali settecentesche poi “rigenerate” e “arricchite” nel secondo dopoguerra) risiede nella capacità di “prevedere” cosa accadrà nel futuro, e dei loro autori (i “padri costituenti”) di presentarsi come i depositari, oltre che di competenze tecniche, anche di qualità straordinarie (“numinose”).