Via i notai!

di
Mino Vianello

 

Matteo Renzi si scaglia contro gli interessi costituiti che bloccano la modernizzazione di questo paese. Gli propongo una sfida: cancellare una delle corporazioni più agguerrite che, proprio perché numericamente piccola ed omogenea per formazione culturale e tecnica, si presenta compatta e in grado d’intervenire efficacemente su tutte le forze politiche. Nessuno finora ha osato  attaccarla, pur essendo evidente l’impatto negativo ch’essa ha sulla vita economica del paese: la corporazione dei notai.

La scusa ch’essa esiste in diversi altri stati non giustifica la sua sopravvivenza come professione “privata”, a parte la considerazione che le norme che la governano nei paesi dell’Europa continentale (in Gran Bretagna come negli Stati Uniti non esiste proprio) sono ben diverse da quelle che nel nostro paese le consentono di accumulare come forse nessun’altra ricchezza e potere.
Le giustificazioni da essa addotte ricordano quelle messe avanti da un’altra anomalia italiana: quella della corporazione dei farmacisti, che si richiamano con sfacciataggine unica alla tutela della salute pubblica (quasi che nei paesi anglosassoni, dove la vendita dei farmaci è assimilata alla vendita di qualsiasi altro prodotto,  la salute pubblica non sia tutelata!).  Le giustificazioni addotte dai notai si riassumono sostanzialmente in due.
La prima riguarderebbe la fiducia cui può abbandonarsi chi, per esempio,  compra un immobile, che deriverebbe dall’ imparzialità del notaio, da una preparazione giuridico-fiscale di alto livello a seguito di un  concorso severo, dalla sua natura di pubblico ufficiale,  che, malgrado si presenti come un privato professionista,  lo rende garante della veridicità e della legalità degli atti (senza con questa accorgersi dell’incoerenza d’una commistione, “privato professionista con funzioni di pubblico ufficiale”,  da Ancien Régime,  cui la Rivoluzione Francese aveva messo fine).
La seconda giustificazione serve a giustificare le tariffe. Consiste nel fatto che il notaio,  esercitando la sua funzione non da dipendente statale, ma come libero professionista, deve affrontare notevoli spese per assicurare ai clienti rapidità nella  predisposizione degli atti e delle formalità richieste e nella loro trasmissione per via telematica ai pubblici registri, per cui deve fare  investimenti molto costosi in personale e in strumenti informatici. Ne consegue che è giusto che si  faccia  pagare profumatamente.
Ovviamente, tra le attività importanti da loro svolte, vengono elencate,  oltre alle immancabili successioni, la  compra-vendita di beni immobili: case, uffici, terreni, capannoni,  navi e fino a ieri automobili (equiparati  paradossalmente  da noi  ai beni immobili, forse perché forniti d’un tetto!…) e i passaggi più  rilevanti  relativi alla costituzione di società commerciali.

Le obiezioni vengono alle labbra immediate. Perché mai ci sarebbe bisogno d’un servizio che costa fior di quattrini ai contraenti, quando i mezzi oggi a disposizione consentono di collegarsi in tempo reale, per esempio,  con gli uffici competenti per accertare l’esistenza d’un’eventuale ipoteca sul bene che si vuole acquistare?  Perché un pubblico ufficiale può celebrare un matrimonio e non, invece, ricevere e certificare un testamento? Perchè per avere un conto corrente in banca o ottenere un prestito basta un funzionario della banca stessa, mentre per un mutuo c’è bisogno d’un notaio? Per accendere l’ipoteca? È ovvio che oggi, con i mezzi tecnici di cui disponiamo che riducono al minimo il rischio d’imbrogli,  questa funzione può essere espletata dalla banca stessa, sottoponendo l’atto alla convalida d’un pubblico ufficiale così come si fa per la registrazione dei matrimoni.
Ci sono certo negozi giuridici che richiedono esperienza, come la costituzione d’una società commerciale: ma perché, in questi casi, non fare ricorso al commercialista o all’avvocato, che poi  può provvedere a registrarne l’atto?
Vuole  Matteo Renzi aiutare ad aumentare gli investimenti e i consumi? Ecco un modo semplice per metter a disposizione della gente fior di quattrini: perché tutti sappiamo a quanto ammontino le tariffe notarili.

Ma non basta. Ciò che fa emergere chiaramente la fisionomia medievale che accomuna questa all’altra corporazione esistente in Italia, quella dei farmacisti, è il numero programmato sul territorio, che assicura ad ambedue una posizione monopolistica, garanzia, oltre che  d’una rendita cospicua, d’una posizione  feudale che facilita la trasmissione familiare del “mestiere”.

Partirà con la lancia in resta il cavaliere senza macchia e senza paura? C’è il dubbio che l’armatura di cui si ricopre sia quella del Cavaliere della Mancha : che alla fine, rivelatasi di latta, gli fece fare brutta figura. Le lobbi sono attive e potenti in tutte le forza politiche.   Sono destinate a restare tali nel PD? O sarà questo disposto a fornirgli altra più robusta corazza?  A quanto sembra, c’è da dubitare.

1 commento
  1. Pasquale Caputo
    Pasquale Caputo dice:

    L Italia va a rotoli proprio perché ognuno ritiene che l altro non serve a nulla, si chiama qualunquismo, se volessi partecipare a questo gioco affermerei che siamo circondati da giornalisti spazzatura che non si documentano per nulla e sparano a zero su chiunque… Chi e’ più’ casta dei giornalisti? Li eliminiamo?!? Che ridere!

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