Pubblicati da Stefania Lombardi

L’EQ PER MIGLIORARE IN AMBITO LAVORATIVO – IN PRINCIPIO CI FU L’INTELLIGENZA EMOTIVA

Per anni le aziende e/o le istituzioni, oltre alla dimostrazione di possedere le richieste conoscenze di contesto, hanno selezionato i propri candidati basandosi sulle misurazioni dell’IQ per garantirsi migliori performance, ma così non è stato; già, perché le migliori performance hanno questo in comune: un EQ (non un IQ) alto. Ma cos’è questa intelligenza emotiva? Si tratta della nostra prima forma d’intelligenza. La prima forma di apprendimento e la prima forma di intelligenza si sviluppano a partire da quella relazione primaria tra “madre (o qualsiasi altro “caregiver”)/bambino”. L’intelligenza emotiva che si nutre di relazione e si sviluppa nella relazione (in particolar modo in quella primaria relazione caregiver/bambino), ha anche il carattere dell’azione e di quella decisione immediata che anticipa l’azione stessa; essa è anche, pertanto intelligenza decisionale (di solito, infatti, i grandi leader possiedono anche un levato EQ) legata sempre alla situazione contingente; non è un caso che i test della Commissione europea che cercano di rilevare l’EQ si chiamino, appunto, situational judgment, e sono ormai diventati parte integrante (assieme alle conoscenze di contesto, quelle tecniche e la misurazione dell’IQ) del processo di selezione dei candidati per lavorare nell’Unione Europa.

In questa tipologia di test sono valutate 8 tipologie di competenze: Analysis and Problem Solving, Communicating, Delivering Quality and Results, Learning and Development, Prioritising and Organising, Resilience, Working with Others, Leadership.

Le 8 tipologie di competenze elencate rientrano nell’intelligenza emotiva, ed è ora sempre più chiaro in che modo possa influenzare, ad esempio, le performance di un’azienda e molto altro ancora come vedremo nell’articolo.

L’utile, la “Buona Scuola” e il diritto alla noia

Un tempo il totalitarismo era politico e circoscritto in uno o più Stati. Oggi è la politica a essere sotto scacco di un totalitarismo più potente e più invisibile che pervade ogni settore e che valica i confini statali per divenire globale. Per questo anche l’istruzione è merce, segue le regole del Mercato, del guadagno, di ciò che questa società controllata dal Mercato considera “utile”. Non si studia più per piacere o diletto, non si amano più i libri, ma si usano come mezzi e fonti di guadagno.