Pubblicati da Domenico Bilotti

Gentrificazione, resilienza e implementazione. Dell’uso pessimo e nuovo delle parole antiche

Gli anni che stiamo vivendo hanno questo segno impresso addosso, perché s’è ormai assottigliato, nella “cosa pubblica”, il confine tra il tribuno che deve in primo luogo arringare gli animi e lo specialista che deve, invece, creare il contesto applicativo della pratica di governo. Non c’è più distinzione, insomma, tra la politica degli umori e i progetti della classe dirigente: gli uni e gli altri si confondono, perché né gli uni né gli altri hanno una misura autonoma, solida, durevole.

Il commento sulla notizia inesistente crea la norma presunta

Scopo sostanziale delle costituzioni, perciò, può essere ritenuto, tra gli altri, quello di accogliere la differenza (anche la radicale, simmetrica o asimmetrica, differenza), tradurla, rielaborarla, nettarla, riceverla. È questo il processo virtuoso che si apre all’interprete, è questa la necessità storica di fasi in cui il sentire comune si frantuma in più rivoli e magari uno d’essi pretende di travolgere tutti gli altri.

Proudhon e l’Italia: quarant’anni dopo Craxi

Sono trascorsi ormai quarant’anni da quando Bettino Craxi, in un celebre articolo, toglieva Marx e la sua interpretazione leninista ortodossa dal pantheon socialista e vi issava il socialista libertario Pierre-Joseph Proudhon. In quella strutturata dissertazione erano ben mimetizzati temi di una lotta politica, in primo luogo col Partito Comunista Italiano: distinguersi dal gigante rosso per sopravvivergli. Le parole d’ordine del PCI tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli Ottanta non sono docili: fermezza, austerità, questione morale. È un partito che presente la fine del socialismo sovietico (la sua sopravvivenza quarantennale da partito democratico costituzionale ne è tra le prove più lampanti) e che ricolloca la propria alterità presidiando quasi spasmodicamente la propria integrità di unica sinistra possibile.

Il secolarismo arabo come forma dell’islamismo politico

L’Islam dei giorni nostri, in particolare le teorie pubbliche della comunità politica fondate sulla precettistica religiosa, utilizza ancora la giustificazione teocratica offerta dalla fede per legittimare la propria azione. Paradossalmente, argomentazioni religiose adottano i giuristi tunisini che difendono il divieto della poligamia e argomentazioni religiose sfoderano gli opinionisti turchi che invitano Erdogan a riconsiderare la punibilità dell’adulterio femminile. È ancora più stucchevole che l’osservatore esterno, soprattutto se di cultura laico-occidentale o se di ascendenza islamica ma da tempo incardinato nelle culture e nelle accademie occidentali, entri nel dibattito pretendendo di spiegare ai musulmani come si debba essere musulmani, ai leader religiosi come si debba attuare la religiosità nelle relazioni sociali.

La sinistra da perdere subito e quella da rinvenire adesso

Quando si parla di crisi della sinistra bisognerebbe prima di tutto comprendere quale sia il soggetto che versa nello stato di crisi e a che condizioni si esca da questa empasse. L’informazione politica si lega a filo doppio alle contingenze e troppo spesso a decretare la disfatta o a sancire la risalita sono risultati inessenziali. Era segno di vitalità a sinistra la vittoria di Barack Obama negli Stati Uniti, col suo ovattatissimo fairplay che ha poco ridisegnato gli equilibri internazionali e che negli scenari interni ha avuto serie difficoltà a forgiare adeguatamente l’attuazione delle proprie riforme legislative generali?

COSTITUZIONI AL FUTURO. NOI E L’ISLAM: LA SFIDA DELLE PROSSIME GENERAZIONI

Il dibattito sulla struttura istituzionale dell’Islam e sulla sua presunta incompatibilità con le regole di un ordinamento democratico-costituzionale è spesso dimentico dei dati giuridici di base. Si tratta di un limite prospettico che trasforma in mere esercitazioni stilistiche tanto le perorazioni dei sostenitori di una piena e irenica integrazione quanto gli strali degli ostili e dei detrattori.

J. Kristeva, Simone de Beauvoir. La rivoluzione del femminile, Donzelli 2018.

Continua a produrre pensiero la scrittrice francese di origine bulgara, Julia Kristeva. Un pensiero solido, autorevole, anticonvenzionale. Laddove il dibattito sul femminismo, nel diritto e nella cultura, sembra oggi sradicato dalla carne delle sue lotte reali nella storia del continente, ecco la Kristeva regalare una riflessione di brevi pennellate e saggi veloci, confluiti in Italia, per i tipi di Donzelli (Roma, 2018), in “Simone de Beauvoir.

Laicità, Europa, Mezzogiorno, Socialismo. A partire dall’attualità di Francesco De Martino

Questo articolo ci ricorda che la battaglia per la libertà di coscienza all’interno dei partiti e a favore della democraticità della loro struttura non è finita, anzi, per quanto apparentemente obliata, essa ci è resa urgente dalla campagna elettorale presente. Grazie alla ricostruzione del profilo politico di De Maritino, l’autore riesce a mettere a fuoco le peculiarità delle lotte per i diritti nel Mezzogiorno e ci consente di guardare al dibattito politico odierno consapevoli di un progressivo scadimento del discorso pubblico e di un impoverimento anche grave del linguaggio politico corrente.

TRA IL DIRITTO SECOLARE E LA FILOSOFIA POLITICA LAICA: COSTITUZIONALISMO E CULTURA NELLA TUNISIA ODIERNA

Il diritto civile tunisino, in molti campi (dalla prospettiva laburista a quella commerciale, dalla famiglia alle successioni), è stato capofila della transizione maghrebina ed è patrimonio di conquiste sociali. La rivoluzione del gelsomino, proficua infiorescenza delle primavere arabe, anche di quelle che si sono chiuse con “l’inverno del nostro scontento”, è da difendere nella sua scaturigine primigenia di presidio e difesa della libertà e della dignità umane.

IL CORANO NELL’EPICA LAICA DELLE FONTI DEL DIRITTO

Ben oltre i riti di addestramento in ciò che resta dell’Islamic State e le complicate strategie di pubblica sicurezza che pretendono di assicurare l’ordine alle nostre latitudini, il fondamentalismo si nutre, molto più crudelmente e molto più banalmente, della negazione di ogni filtro critico nel rapporto tra fede individuale e imposizioni altrui di matrice religiosa.
Spogliato dalle contrapposizioni che sembra suggerirci l’attualità internazionale, il Corano ritorna all’opposto alla sua essenza di scrittura sacra e cogente che non è affatto muta per gli osservatori laici.