Pubblicati da Antonino Infranca

Il colonialismo è stato vantaggioso?

La storia dell’Occidente è, in fondo, la storia del colonialismo: senza la conquista dell’America le potenze europee non sarebbero mai diventate tali, cioè potenze. Ricordiamo che nel 1492, quando Colombo arriva in America, i turchi si apprestavano ad assediare Vienna, quasi il centro geografico dell’Europa. È vero che gli spagnoli scacciavano, proprio in quell’anno, gli arabi dalla penisola iberica, ma la minaccia araba di un ritorno era all’ordine del giorno. Insomma l’Europa era accerchiata e una gran parte della popolazione europea viveva quotidianamente il problema della fame. La conquista dell’America portò in Europa un enorme quantità di metalli preziosi, di cibo, di materie prime che innescarono il processo di produzione capitalistico, in modo tale che l’Europa ruppe l’accerchiamento e si trasformò nel Centro del mondo, facendo del resto del pianeta la sua Periferia coloniale.

IL GIOCO DOSTOEVSKIJANO. ABBOZZO SULL’ESPERIENZA DOSTOEVSKIANA DEL GIOVANE LUKÀCS

«Tempi beati» in cui la peccaminosità è stata assoluta, piuttosto che la semplice esistenza di vie d’uscita, e la possibilità di immaginarsi una prospettiva dà garanzia ai desideri e anche una istin­tiva negazione garantisce moralmente: nella sicurezza della caduta, della rovina e della dannazione soltanto un’attesa gravida di speranza offre maggiore certezza.

Rileggendo le riflessioni di un maestro sul proprio maestro. Giuseppe Prestipino ripensa Lukács

La critica all’incomprensione delle avanguardie fa da apripista ad un rendiconto delle tipiche accuse di stalinismo rivolta a Lukács: «A me pare che la peculiare “sfortuna” di Lukács derivi dal fatto che egli solo, tra i grandi della cultura occidentale, fu laudatore di Stalin e, insieme, “inattuale” pensatore “hegelo-marxista” (…); fu ossequiente allo stalinismo e insieme tenace avversario dell’“irrazionalismo” (…); fu “stalinista” e insieme antimodernista sul terreno estetico-artistico (…); infine nessun altro grande intellettuale fu quanto lui condizionato, nella vita e nel pensiero, dalla disciplina di partito»

Il “dio sporco”

Con questo epiteto, non ingiurioso bensì elogiativo, Eduardo Galeano chiamava Maradona, e potremmo pensare che si riferisse alla sua faccia da cabecita negra (piccola testa negra), come vengono chiamati coloro che vivono nelle villas miserias, le baraccopoli, attorno a Buenos Aires. Anche altri calciatori latinoamericani, anzi più precisamente argentini, venuti a giocare in Italia alla […]

Nota sull’intervista a Lukács del 1969

Sollecitato dai redattori di “Filosofia in movimento”, scrivo queste righe per chiarire lo scenario dentro il quale si inserisce l’intervista che Lukács concesse a Leandro Konder nel 1969. Per ragioni di spazio non ho avuto modo di fare questa opera di storicizzazione nel presentare la stessa intervista.
Innanzitutto lo stesso intervistatore va presentato: Leandro Konder.

L’autocritica del marxismo. Intervista di Lukács concessa a Leandro Konder.

traduzione di Antonino Infranca     Presento al lettore italiano questa breve intervista di Lukács, ricordando che è apparsa nel 1969, cioè due anni prima della sua morte, e più di cinquanta anni fa. Nonostante la distanza temporale, alcuni temi rimangono ancora validi, altri sono stati superati dal tempo, come è naturale che avvenisse. Rimane, […]